Il terzo omicidio di Hirokazu Kore’eda
Il film, inedito a Napoli, è stato presentato in Italia al cinema, nella versione doppiata, nel Natale di un paio di anni fa, poco prima della pandemia e non ha avuto una grande diffusione.
Il Cinema Vittoria ha deciso di recuperarlo perchè è uno dei capolavori del grande regista giapponese, oggi sessantenne. Il film è in programmazione dal 7 al 13 luglio p.v.
Il terzo omicidio sembra apparentemente un cambio di rotta nell’opera del cineasta giapponese, una sterzata improvvisa verso le forme di un thriller processuale di un cinema forse alla ricerca di mercati internazionali per farsi conoscere maggiormente dal pubblico. In realtà questo può essere in parte vero. O totalmente falso. In realtà in questo film c’è tutto Kore-eda: il rapporto padri-figli, il fluire della quotidianità anche se scandita da un ritmo più spezzato e dinamico, il passato che segna le vite dei protagonisti e nel presente è come se stessero in un limbo ‘after life’. E poi, soprattutto, è un cinema che ancora sfoglia le pagine della propria vita, un album dei ricordi, la messa a fuoco di una memoria privata dove il passato ritorna attraverso personaggi, fatti, luoghi. (…)
“Dov’è la verità?”. Sembra essere la domanda ricorrente. Un film dove i punti di vista cambiano. Mutano. Dove sono le prospettive individuali che possono ribaltare tutto. Per questo Kore-eda, con Il terzo omicidio, realizza il suo Rashômon. In un’opera anche serrata nei dialoghi, dove l’indagine sembra ripartire ogni volta per tutti i dettagli disseminati, anche per i ruoli-chiave della moglie e la figlia della vittima. Ma al tempo stesso sembra quasi crearsi una simbiosi tra l’avvocato e l’omicida. Nei dialoghi in parlatorio, nei due volti che si sovrappongono. Dove il riflesso sembra dominare il viso vero. Quasi uno smembramento di personalità, dove tutti gli slanci (come quelli avvolgenti nel paesaggio innevato) possono essere memorie o produzioni della mente completamente inventate. “Dov’è la verità?”. Mai così sfuggente in un cinema invece ancora di esemplare lucidità, dove la testa stavolta conta un po’ più del cuore. Ma che nella dissoluzione delle singole individualità, lavora sull’inconscio e rivela, sorprendentemente, un’anima che arriva da lontano, quella di Ingmar Bergman. Come un asteroide. SENTIERI SELVAGGI
Hirokazu Kore’eda, oltre molti lavori televisivi, ha realizzato i seguenti film:
Maborosi (Maboroshi no hikari) (1995)
Wonderful Life (1998)
Distance (Disutansu) (2001)
Nessuno lo sa (Daremo shiranai) (2004)
Hana yori mo naho (2006)
Aruitemo aruitemo (2008)
Daijōbudearu yō ni – Cocco owaranai tabi – documentario (2008)
Kūki ningyō (2009)
Kiseki (2011)
Father and Son (Soshite chichi ni naru) (2013)
Little Sister (Umimachi Diary) (2015)
Ritratto di famiglia con tempesta (Umi yori mo mada fukaku) (2016)
Il terzo omicidio (Sandome no satsujin) (2017)
Un affare di famiglia (Manbiki kazoku) (2018)
Le verità (La Vérité) (2019)
Broker (2022)