Youth - La giovinezza locandina

Youth – La giovinezza

Lun 2 17:00 - 19:00 - 21:00
Mar 3 16:30 - 18:30 - 20:30

Sala:

Regia: Paolo Sorrentino

Durata: 118'

Genere: Drammatico

Cast: Michael Caine, Harvey Keitel, Rachel Weisz, Paul Dano, Jane Fonda

Trailer: http://bit.ly/1KDuvkM

TRAMA

I quasi 80enni Fred e Mick sono amici di vecchia data. Fred è un compositore e direttore d'orchestra in pensione; Mick è un regista ancora operativo. I due stanno trascorrendo una vacanza presso un elegante albergo ai piedi delle Alpi ed entrambi sentono che il loro tempo si sta rapidamente Nonostante ciò, Fred e Mick decidono di affrontare il loro futuro insieme, osservando con curiosità e tenerezza l'ingarbugliata vita dei rispettivi figli e l'entusiasmo dei giovani sceneggiatori di Mick, così come quello e degli altri ospiti. Nel frattempo, Mick scrive la sceneggiatura del quello che immagina sarà il suo ultimo film importante e Fred, anche se non è interessato, riceve una proposta per tornare sul podio e dirigere un concerto.

 

CRITICA

"Si esce frastornati dall'ultimo film di Paolo Sorrentino (...). Frastornati dalle immagini, dalle battute, dai personaggi, dalle gag (ci sono anche quelle: la levitazione del monaco buddista, il sesso a squarciagola dei due coniugi che sembravano muti),, in generale da un cinema che nasconde il suo senso dietro una miriade di indizi che poi sfuggono tra le mani: ti sembra di aver finalmente afferrato il filo rosso che lega tutto, quando arriva uno scarto improvviso - un dialogo che si vorrebbe memorabile e non lo è, un'inquadratura ricercatissima che poi si rivela gratuita - e ti ritrovi sperduto in un film che svapora di fronte ai tuoi occhi. II meccanismo non è certo nuovo, ma curiosamente è più frequente nella scrittura che nelle arti figurative (di cui in fondo il cinema fa parte). È la strategia di chi confonde le tracce per sospendere l'intelligibilità del suo raccontare e scegliere volutamente il «vuoto» o l'«oscuro» (di narrazione, di linearità, di senso) per lasciare spazio all'«alterità del non linguistico», come dicono gli studiosi, per aprire verso un approccio evocativo e intuitivo, dove ogni spettatore si sente libero di portare a termine un puzzle lasciato a metà, ognuno con la propria lingua e la propria conoscenza. Ma dove lo stesso spettatore può finire per sentirsi condannato a restare su un piano più basso, quello di chi non ha «capito» e si sforza di dare significato a qualche cosa che è stata «tolta» o «messa» proprio per disorientare e confondere. Per questo 'Youth' lascia frastornati, perché alla fine ti sembra che il discorso sulla malinconia della vecchiaia e sul rimpianto della giovinezza sia troppo semplice o troppo complicato, capace di dire tutto e insieme niente, ridondante di luoghi comuni (...). Anche se non mancano momenti intensi e toccanti (...).occasione per Sorrentino e il suo direttore della fotografia Luca Bigazzi per una serie di tableaux vivants ricercatissimi e conturbanti, sensuali e decadenti, astratti e realisti. In mezzo a queste immagini che non possono non ricordare l'universo onirico dell' '8½', i due protagonisti si confrontano con le proprie ossessioni e i propri ricordi, discutono di amori contesi e ripensano egoismi e generosità. Senza mai una vera consequenzialità, ma spesso rimettendo tutto in gioco mentre il film si concede intermezzi estetizzanti o pause riflessive. (...) Lasciando allo spettatore il compito, più o meno ingrato, di trovare da solo un senso a un mare di immagini e di battute, che possono dire tutto o niente. E di scegliere tra un'idea di cinema dove il regista guida lo spettatore attraverso l'universo delle proprie invenzioni e una dove invece lo disorienta per perderlo in un labirinto di specchi e battute. Io confesso di preferire la prima idea, ma è evidentemente un'opinione personale..." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera')

"Due grandi vecchi per un film sul tempo che passa mentre la giovinezza (degli altri s'intende) ci assedia senza riguardi. Due grandi attori, Michael Caine e Harvey Keitel, per una riflessione giocosa sull'arte, la creazione, la bellezza. Un film così aperto e accogliente che riassume e rielabora tutto ciò che Sorrentino ha già fatto, ma in forma addolcita e semplificata.(..)." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero')

"Paolo Sorrentino non fa sconti ai sentimenti misti di terrore e rassegnazione che incombono sugli uomini quando la fatidica clessidra non comunica più segnali incoraggianti, ma ha il potere di deviare l'attenzione degli spettatori da un'analisi asettica e oggettiva della relativa condizione (la vecchiaia esiste) alla percezione dei fenomeni complessi e contraddittori che la definiscono in maniera diversa presso i singoli individui. Il suo talento è tale che l'impresa non appare mai persa in partenza, persino nel caso - come in 'Youth - La giovinezza' che da ieri soddisfa l'immensa attesa suscitata dai trionfi di 'La grande bellezza' - (...) di un tema e un'ambientazione gravati da ciclopici precedenti soprattutto letterari e cinematografici. (...) 'Youth' è stato presentato come un piccolo film, ma in realtà è grande o quanto meno lo è per come espone alla massima potenziale caratteristiche autoriali di Sorrentino o, per capirci meglio, il suo modo d'affrontare il problema di «addomesticare la bestia», cioè di venire a patti con la propria straordinaria bravura, di sottomettere alle esigenze della trama l'istinto della performance o l'esibizione d'energia creativa, per così dire, pura e autonoma. (...)." (Valerio Caprara, 'Il Mattino')

"Troppo bello per essere vero. Il nuovo film di Paolo Sorrentino lascia perplessi perché rischia di essere vittima della sua stessa, grande bellezza. Una perfezione estetica che a tratti scivola nel manierismo, perde leggerezza e dà quasi l'impressione di qualcosa di finto. (...) Il film non si appoggia a una vera e propria trama. (...) Come già 'La Grande bellezza' non prevede uno sviluppo narrativo, procede per scene giustapposte tenute insieme dalle musiche e dall'atmosfera (...scolpita nella luce)." (Marco Dell'Oro, 'L'Eco di Bergamo')

 

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