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Lo chiamavano Jeeg Robot

Proiezione Speciale

ORE 22:30

Sala:

Regia: Gabriele Mainetti

Durata: 112'

Genere: Azione, fantascienza, drammatico, thriller

Cast: Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Ilenia Pastorelli

Trailer: https://goo.gl/rcTv5p

TRAMA
Enzo Ceccotti entra in contatto con una sostanza radioattiva. A causa di un incidente scopre di avere un forza sovraumana. Ombroso, introverso e chiuso in se stesso, Enzo accoglie il dono dei nuovi poteri come una benedizione per la sua carriera di delinquente. Tutto cambia quando incontra Alessia, convinta che lui sia l’eroe del famoso cartone animato giapponese Jeeg Robot d’acciaio.

CRITICA
“(...) è il primo supereroe riuscito, cioè socialmente, e psicologicamente credibile, del cinema italiano dopo ‘Il ragazzo invisibile’ di Salvatores.(...). Se il regista milanese tentava il racconto di formazione d’ambiente borghese, il romanissimo Gabriele Mainetti, classe 1976, gioca invece la carta del film d’azione in ambiente sottoproletario, da sempre il più creativo in materia (i soprannomi che circolano in qualsiasi bar capitolino provano che Roma digerisce e rielabora a modo suo qualsiasi cultura o sottocultura). Con un gusto per la parodia che non esclude l’adesione sentimentale ai suoi antieroi di periferia e alla loro visione del mondo. Niente tutine lucenti però, né voli sulla metropoli o altre pacchianate. (...) Quella è roba buona per la Marvel. A Mainetti, al primo film dopo molti e premiati corti, bastano i ‘mostri’ di casa nostra. (...) mentre il Ceccotti si scopre dotato di forza erculea (...), ecco il mucchio selvaggio dei comprimari. Un bandito mitomane truccato stile Rocky Horror Picture Show, che adora Anna Oxa e Loredana Bertè (Luca Marinelli, sempre fantastico ma fin troppo divertente per fare davvero paura). Una coattella mezza matta (...) l’inedita e bravissima Ilenia Pastorelli, vera carta vincente del film con lo strepitoso e inquartato Santamaria (...). Il tutto con gag gaglioffe e spesso irresistibili (tipo la ricerca del dito mozzato), perdonabili lungaggini (90 minuti erano meglio di 112), molte facce vere e ben scelte perché c’è pure un sottotesto politico. Applauditissimo alla Festa di Roma, ha tutti i numeri per vincere anche fuori casa.” (Fabio Ferzetti, “Il Messaggero”)

“Classe 1976 e dunque ‘nativo’ della generazione che si è nutrita di fumetti e cartoni giapponesi, e soprattutto attraverso il filtro delle edizioni italiane con le loro sigle divenute oggetto di piccoli culti pop, l’autore Gabriele Mainetti ha fatto quasi tutto per il suo primo lungometraggio, anche la musica. Realizzando con originalità di sguardo una fantasia di confine tra generi e stili.” (Paolo D’Agostini, “la Repubblica”)

“(...) un’operazione stracult come ‘Lo chiamavano Jeeg Robot’, il folgorante esordio del romano Gabriele Mainetti, che solo in pochi ricordano recitare ventenne con Elio Germano ne ‘Il cielo in una stanza’ di Carlo Vanzina. (...). Ritmo, comicità, mélange di generi e tanto gusto ‘di borgata’ in questa commedia-fantasy metropolitano fresca e innovativa. Al punto che a visione ultimata sarà lecita solo una domanda: a quando il sequel?” (Anna Maria Pasetti, “Il Fatto Quotidiano”)

“L’Italia sta attraversando un ottimo momento ispirativo. Dopo il ciclone Zalone e il meritato successo di ‘Perfetti Sconosciuti’, arriva questa opera prima di Gabriele Mainetti (segniamoci il suo nome), sorprendente per intuizioni, freschezza di idee, bravura del cast (stunt compresi). Oltretutto, su un tema del tutto «americano» come quello dei supereroi, genere nel quale, dopo il positivo ‘Il ragazzo invisibile’ di Salvatores, dimostriamo di avere molto da dire, magari coniugandolo ad un modo un po’ coatto di raccontare le cose, ma senza sacrificarlo all’intrattenimento puro che è poi la vera forza di questa bella pellicola. (...) Dell’uomo qualunque investito da superpoteri è piena la storia dei fumetti, ma questa versione tutta italiana, grottesca e disincantata, girata con budget ridotto (ma non si vede) sembra la più vera di tutte. Anche qui, colpa e redenzione fanno parte del percorso del protagonista, ma senza quei tratti un po’ snob, da occhio schiacciato alla critica, che li rendono indigesti al grande pubblico. Il meccanismo, nella sua semplicità, funziona alla meraviglia. Una lezione di cinema che dimostra come non servano grandi mezzi per realizzare ottimi film. Occorrono coraggio, idee e persone capaci di realizzarle.” (Maurizio Acerbi, ‘Il Giornale’)