Perfetti Sconosciuti loc

Perfetti sconosciuti

Ognuno di noi ha tre vite:
una pubblica, una privata e una segreta

LUN 23 17:00 - 19:00 - 21:00 
MAR 24 16:30 - 18:30 - 20:30

Sala:

Regia: Paolo Genovese

Durata: 97'

Genere: Commedia, drammatico

Cast: Giuseppe Battiston, Anna Foglietta, Marco Giallini, Edoardo Leo, Valerio Mastandrea, Alba Rohrwacher, Kasia Smutniak

Trailer: https://goo.gl/Quw9Fz

TRAMA
Ognuno di noi ha tre vite: una pubblica, una privata e una segreta. Un tempo quella segreta era ben protetta nell’archivio della nostra memoria, oggi nelle nostre sim. Cosa succederebbe se quella minuscola schedina si mettesse a parlare? Quattro coppie di amici si confronterannosu temi come amicizia, amore e tradimento per poi scoprire di essere dei “perfetti sconosciuti”.

CRITICA
“(...) commedia amara e molto interessante che rielabora uno schema oggi frequente. Con diverse varianti, questa è infatti la quinta cena che degenera in gioco al massacro delle ultime stagioni, contando solo i film made in Italy. Viene il dubbio che social e web abbiano ‘democratizzato’ il gusto arcitaliano per le doppie e le triple vite. (...) La cosa davvero curiosa, e meritoria, è che il cast rimescola allegramente le carte mettendo uno accanto all’altro nomi che fino a ieri giocavano in squadre (troppo) separate ma si rivelano invece affiatatissimi. Dando a tutto un guizzo di verità e di novità in più. Peccato semmai che le musiche molto ‘di servizio’ intervengano puntualmente a smussare e addolcire i colpi di scena o i confronti più duri. Ma questo è tipico della nostra commedia, che da una parte tenta strade nuove, uscendo dalla condanna alla risata che ha condizionato, per non dire rovinato, un paio di generazioni di registi e sceneggiatori. Ma dall’altra ha paura di tirare troppo la corda ed è pronta a tutto per addolcire la pillola e rassicurare. Anche con quella trovata finale, che non sveleremo ma si può interpretare in due chiavi opposte. Come assoluzione generale. O invece - è la tesi di Genovese - come prova che le cose stanno ancora peggio di quanto si creda. Proprio perché si scoprono mille altarini di ogni tipo, ma alla fine non succede mai niente. È vero però che a colpire davvero non sono tanto le corna, le bugie, gli amori più o meno clandestini o virtuali, equamente divisi tra uomini e donne. Ma la mentalità, l’intolleranza, il razzismo inconsapevole che emerge dalle reazioni di molti personaggi al flusso continuo di rivelazioni, e anche di clamorosi equivoci, che esce da quei cellulari. Ha ragione Genovese comunque: l’idea di base è così feconda - quasi un format - che ancor prima di vedere il film finito sono fioccate proposte per farne dei remake, anche da Francia, Spagna e Germania. Sarà interessante vederli uno accanto all’altro. Perché non c’è niente come ciò che vogliamo tenere segreto per rivelare chi siamo davvero.” (Fabio Ferzetti, ‘Il Messaggero’)

“(...) Paolo Genovese ha costruito una delle commedie italiane più divertenti, ben recitate e ricche di trovate degli ultimi anni. Una sorpresa inaspettata perché raramente, anche dalle parti di Hollywood, si era vista una sceneggiatura così brillante (scritta a dieci mani), senza cali di ritmo, capace di alternarsi tra grottesco e drammatico in maniera impeccabile, con sorpresa finale davvero imprevedibile. Insomma, un gioiello del quale essere fieri. (...) Una roulette russa tecnologica che parte come gioco trasformandosi, minuto dopo minuto, in un massacro. Genovese orchestra perfettamente il suo «coro» lasciando ad ognuno il giusto spazio, facendo crescere in modo equilibrato il disagio di ogni protagonista, toccando punte alte di umorismo e invitando lo spettatore a sedersi a quel tavolo come fosse uno degli ospiti. Un film strepitoso che vorreste vedere e rivedere. (Maurizio Acerbi, ‘Il Giornale’)

“Piacerà a chi ha già mostrato di gradire queste commediole ispirate (manifestamente o magari inconsciamente) a recenti «pièce» francesi derivate apertamente dalle vecchie commedie all’italiana. Insomma è un favore che ci viene restituito. Unico, grosso inconveniente è che ormai disponiamo solo di attori sì bravini, ma che non reggono il confronto con gli (attuali) francesi e con quelli mitici nostrani degli anni sessanta.” (Giorgio Carbone, ‘Libero’)