Leviathan locandina

Leviathan

Golden Globe Miglior Film Straniero 2015
Oarario particolare
Lun 18 ore 16:30 - 19:00 - 21:30
Mar 19 ore 16:00 - 18:30 - 21:00

Sala:

Regia: Andrey Zvyagintsev

Durata: 140'

Genere: Drammatico

Cast: Aleksei Serebryakov, Elena Lyadova, Vladimir Vdovitchenkov, Roman Madyanov

Trailer: https://goo.gl/vbBGxw

TRAMA

Kolia vive con la giovane moglie Lilya e il figlio Roma, avuto da un precedente matrimonio, in una piccola città nel nord della Russia, sul Mare di Barents, dove gestisce un'autofficina. Vadim Cheleviat, il sindaco della città, propone a Kolia di vendergli il terreno, la casa e l'officina, ma l'uomo non sopporta l'idea di perdere tutto ciò che possiede; non solo la terra, ma anche la bellezza che lo circonda fin dalla nascita. Al rifiuto di Kolia, Vadim Cheleviat diventa più aggressivo...

 

 

CRITICA

"Luoghi magnifici, personaggi meschini. Spazi immensi e vite minuscole, o meglio tragicamente ordinarie, dominate dall'utile e dai rapporti di forza. Una Natura grandiosa e terribile, in cui tutto sembra parlare di Dio o almeno di speranza, e una società condannata al peggior immobilismo, che come unica via d'uscita concede la vodka. (...) Strano film questo 'Leviathan' (...). Il titolo rimanda al mostro marino della Bibbia, ma anche al Leviatano di Hobbes. Che poi sarebbe lo Stato, mostro indomabile, padrone dell'uomo e del suo destino. La fattura non potrebbe essere più classica. Ma il regista, leone d'oro a Venezia anni fa col bellissimo 'Il ritorno', gioca a rimpiattino con lo spettatore nascondendo il senso del racconto dietro tempi dilatati e inquadrature perfette per come concentrano in una sola immagine le peggiori bassezze e le altezze sublimi dell'ideale. (...) un 'cattivo' abbastanza terrificante, si impone solo nella seconda parte del film, per accelerare il destino del povero Kolia. (...) il pope locale, forse il personaggio più sinistro del film, predica la sacra alleanza tra religione e potere trasformando quello che sembrava un thriller carico di tensione e mistero in una requisitoria implacabile e forse necessaria, ma almeno per noi un po' ovvia, contro le cosche al potere nella Russia di Putin. Che peraltro produce e benedice attraverso il Ministero della Cultura. Evidentemente anche in Russia per fortuna i censori possono distrarsi. Ma con attori di questa portata, e immagini così potenti, lasciarsi sedurre è davvero il minimo." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero')

"La potenza del film di Zvyagintsev (...) origina da un'inedita congiunzione: se nei personaggi del sindaco e dei suoi scherani ricorda una storia di mafia degli anni 70, 'Leviathan' si eleva però a una dimensione metafisica, alludendo al silenzio di Dio, al peccato originale, all'imperscrutabilità del destino umano; il tutto senza esprimere una morale: un punto di vista morale, semmai, ma di integrale pessimismo.(...) Per definizione risulta tanto più facile parteggiare per le vittime, quanto più queste risultano simpatiche. Non è proprio il caso di Kolia, un uomo umorale, sanguigno e violento che fatica assai a sedurci; e col quale, tuttavia, non possiamo non essere solidali. Mentre la natura, immobile e solenne, assiste nella più completa indifferenza al suo dramma e lui (è un motivo tragicomico ricorrente per tutto il film ) si sbronza a morte di vodka assieme ad amici i quali, per festeggiare un giorno di vacanza, organizzano un barbecue condito da un'allegra gara di tiro a segno con fucili e kalashnikov." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica')

"Un film molto politico, 'Leviathan' di Andrei Petrovitch Zviagintsev (...). Non ce lo aspettavamo dal regista noto per aver vinto nel 2003, da esordiente, un leone d'oro a Venezia con un film molto più astratto, 'Il Ritorno'; il suo cinema appartiene a quella tendenza spiritualista che in Russia fa capo a Tarkovski e che, molto schematicamente, si potrebbe riassumere nell'idea che l'arte ha un compito metafisico fondamentale: preparare gli uomini ad accogliere la verità. Il cinema allora deve farsi parabola. (...) La Russia di Andrei Petrovitch è universo oscuro e monocolore. Alla violenza del mare, nero e oleoso, che si infrange senza sosta sulle sue coste si oppone solo un altro liquido, trasparente ma non meno vischioso: quello che colando a fiumi dalle bottiglie di vodka, come un gorgo, risucchia le menti del popolo russo." (Eugenio Renzi, 'Il Manifesto')

"Strano destino quello di 'Leviathan', il controverso film. (...) Premiato all'ultimo Festival di Cannes per la sceneggiatura, vincitore di numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui il Golden Globe per il miglior film straniero, è stato attaccato e censurato dal governo di Mosca, che pure lo aveva sovvenzionato con fondi pubblici. (...) Splendidi paesaggi che dovrebbero rimandare alla grandiosità del creato assistono immobili e indifferenti al dolore di chi li abita e restituiscono tutta la desolazione e la solitudine umana su questa Terra, raccontate con stile sobrio e controllato, classico, lirico e scarno, restituendo tra tempi dilatati e immagini potenti tutta la complessità della psicologia dei personaggi, vittime e carnefici. (...) Chi alza la testa per rivendicare i propri diritti non potrà che essere schiacciato dai potenti, ciechi e sordi ai bisogni degli individui. E da sempre la legge del più forte, di chi è pronto a qualunque crimine e abuso in nome del denaro. (...) Il regista (...) ha invitato i russi a vedere nella tragedia del protagonista una storia universale, quella dell'eterno conflitto tra l'individuo e l'autorità, il sistema, il potere, pronti a schiacciare diritti e giustizia, a impadronirsi delle vite degli altri." (Alessandra De Luca, 'Avvenire')

"Il regista Leone d'oro a Venezia nel 2003 con il suo debutto «Il ritorno», e già premiato a Cannes con i successivi «Elena» e «Izgnanie», ha realizzato un potente dramma d'ambientazione artica. Una dura denuncia della Russia di oggi, che non fa sconti a potenti e corrotti, ma non risparmia ironia neppure sul passato. (...) La storia, che ha anche momenti di grande ironia tra una bottiglia di vodka e l'altra, prende così una piega tragica. La denuncia della corruzione diffusa e del fatto che per vivere tranquilli è necessario coltivare amicizie potenti permea il film, alternando ilarità e forte critica. (...) Il film di Zvyagintsev è rigoroso, visivamente molto bello ed evocativo, tra relitti di barche e balene che nuotano o sono rimaste spiaggiate, resti di un mondo che non c'è più e segni di un'oppressione che resiste ai cambiamenti politici. «Leviathan» appartiene a un filone abbastanza consolidato del recente cinema russo di denunciare la protervia e la corruzione dei politici che fanno riferimento al presidente russo. «Leviathan», mitico fin dal titolo, si eleva rispetto alla già buona media per la forza delle immagini, la costruzione narrativa precisa e una caratterizzazione precisa e non banale dei personaggi." (Nicola Falcinella, 'L'Eco di Bergamo')

 

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