Il racconto dei racconti locandina

Il racconto dei racconti – Tale of Tales

Lun 26 17:00 - 19:00 - 21:00
Mar 27 16:30 - 18:30 - 20:30

Sala:

Regia: Matteo Garrone

Durata: 125'

Genere: Fantasy

Cast: Salma Hayek, John C. Reilly, Christian Lees, Jonah Lees, Alba Rohrwacher, Massimo Ceccherini, Jessie Cave, Toby Jones, Vincent Cassel

Trailer: http://bit.ly/1FYhK3e

TRAMA

Le fantasiose e grottesche vicende di una regina gelosa che perde il marito, di due sorelle misteriose che accendono la passione di un re e di un re ossessionato da una pulce gigante che porta alla morte della sua giovane figlia...

 

CRITICA

"(...) un universo magico e irreale, dove menzogna e falsità ci restituiscono un mondo fiabesco eppure riconoscibilissimo e concreto nelle sue passioni, vizi e ossessioni. Perché la forza del 'Cunto de li cunti' letterario e della sua versione cinematografica (...) è proprio in questa mescolanza di vero e falso, di credibile e impossibile, di inganno e di finzione, che portano lo spettatore dentro un mondo tutto inventato dove però il lettore e lo spettatore dovrebbero poter ritrovare squarci di realtà (non una scenografia è artificiosa) e palpiti di verità. Concedendosi più di una libertà, Garrone (...) intreccia tre racconti dei cinquanta che, divisi in cinque giornate, compongono il libro, 'La cerva fatata', 'La pulce' e 'La vecchia scorticata', rispettivamente il nono, il quinto e il decimo «passatempo» della prima giornata. (...) Scelti evidentemente per i loro temi «eterni» - l'amore come possesso, l'ossessione della giovinezza - questi 'cunti' offrono al regista la possibilità di coltivare il proprio gusto figurativo e la sua capacità di vedere il grottesco dentro la tragedia (e viceversa). Lavorando sui colori della fotografia (di Peter Suschitzky) così da aumentare i valori pittorici di ambienti reali e ritrovando il gusto del «trucco» artigianale a scapito dell'inespressiva perfezione digitale, Garrone si inventa un mondo fantastico, dove l'ambientazione barocca e la sua perdita di «ordine» sembra giustificare ogni fiabesca follia. Ma queste ambizioni non trovano sostegno in un'adeguata emozione. Si è disposti a riconoscere l'ambizione del progetto, non a farsi coinvolgere da una messa in scena senza veri colpi d'ala. E la voglia di creare un cinema che sappia ritrovare il fascino e la bellezza della fiaba (e dei «vecchi» film poveri di mezzi ma ricchi di fantasia) finisce per fermarsi allo stadio dell'illustrazione. Corretta ma inerte." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera')

"Se anche il cinema inglese e americano sta raccattando il fiabesco per superare il fantasy non sempre riuscendoci, è il giovane italiano Matteo Garrone ad aver avuto l'idea più aristocratica, colta e probabilmente più fortunata: immergersi nel tempo in cui le fiabe sono praticamente nate, passando da orali a scritte, raccolte per la prima volta dal cortigiano e poeta Giambattista Basile nei primi decenni del XVII secolo, con il titolo 'Lo cunto de li cunti'. Cinquanta storie riunite in cinque giornate, scritte nel napoletano arcaico e popolare che le aveva diffuse, e diventato uno dei capolavori assoluti del nostro barocco letterario. Garrone e i suoi collaboratori ne hanno scelto tre, trascurandole più celebri e le più usate dal cinema, dall'opera e dal teatro (come 'Cenerentola' o 'La bella addormentata') e intrecciandole come una sola storia che ricorda il cupo e appassionante fulgore della serie televisiva 'Trono di spade'. (...) Tre storie di donne che raccontano (...) che cinque secoli fa non eravamo tanto diversi, almeno secondo quel genio di Basile che conosceva il mondo spostandosi di corte in corte. (...) E Garrone è stato geniale a usare queste storie per se stesse, nel non voler scavare nel passato per collegarlo al presente, ma al contrario a dimenticare il presente per dare al passato tutta la sua vitalità umana e fantastica. (...) Con molto horror come in tutte le fiabe - ma, come in tutte le fiabe, con molta sofisticata meraviglia - 'Il racconto dei racconti' (...) è molto poco parlato, vive soprattutto di immagini meravigliose (...) un mondo di autentica bellezza, rustica e solenne, che rende le fiabe più fantasy, più minacciose o miracolate, più autentiche degli effetti speciali. Abbandonarsi, adulti, alla fiaba, tornare in quel mondo che nell'infanzia ci ha collegato alla vita, attraverso la sapienza e il piacere di Matteo Garrone che, per gli adulti molto più che per i bambini, l'ha ricreata con l'estrema semplicità necessaria, è un momento inaspettato, dolcissimo nel suo estraniarci completamente dal presente e dai suoi mostri, dai suoi orrori, dalle sue paure e dalla sua malinconia." (Natalia Aspesi, 'La Repubblica')

"Informare, a proposito di «Il Racconto dei Racconti» di Matteo Garrone, che si tratta di un fantasy con incursioni nell'horror aiuterà lo spettatore a immaginarlo, ma non certo a comprenderlo e meno ancora a «percepirlo». Perché il regista di «Gomorra» e «Reality» è, tra i nomi forti dell'attualità italiana, quello meno legato all'intenzione, alla spiegazione e alla dimostrazione e più incline a una sensitiva e immersiva libertà nei confronti delle storie e del linguaggio di volta in volta prescelto per tradurle in cinema. (...) ci sembra tempo perso quello d'esibirsi in dotte perlustrazioni alla ricerca di connessioni filologiche con il capodopera valorizzato da Croce: Garrone, in effetti, ha bisogno di tornare al nucleo magmatico e violento delle fiabe europee, in seguito fluidificatesi nelle versioni dei Perrault, Grimm o Andersen, per ritrovare il proprio inconfondibile immaginario nutrito dalla realtà quotidiana e dai suoi valori più terragni e carnali, ma sempre messo a rischio delle destabilizzanti irruzioni del magico, il mostruoso, il bizzarro, l'orrido e il surreale. (...) Il leitmotiv di questi duelli scatenati tra castelli massicci, boschi oscuri e rocce scoscese (scenografie reali che assumono l'aura d'illustrazioni barocche o gotiche) non è, però, solo l'afflato femminile/femminista, bensì l'estenuante incontro-scontro con gli animali, soprattutto i più ripugnanti e immondi, che riportano gli impulsi dei personaggi alla loro essenza più intimamente bestiale, forse ispirandosi (però senza alterigia autoriale, un vizio che neppure lambisce Garrone) ai fatidici assunti della «Morfologia della fiaba» di Propp. «Il racconto dei racconti» è un film importante che non ha interesse a proclamarsi importante e per questo sembra a tratti acquietarsi nel ritmo e nella suspense il fatto è che la sua trance, tutta costruita a forti pennellate su sentimenti basici come la smania per la giovinezza, il desiderio di maternità, l'uccisione metaforica dei padri e le prove da affrontare per diventare adulti, richiede un'attenzione semplice, una stupefazione antica, forse addirittura una credulità visuale sconosciuta ai cultori smaliziati del minimalismo intellettualistico e del blockbuster oltranzistico." (Valerio Caprara, 'Il Mattino')

"Finalmente cinema. Intensamente spettacolare, ricco di fiabesca autenticità, modernamente iperrealista. (...) Emozioni, sorprese, paesaggi incantati e pur verissimi, metamorfosi a non finire, sono il tessuto su cui poggia l'estro di Garrone finalmente pronto a riconoscere e sfruttare la natura artificiosa del cinema. Orrido e sublime, macabro e ironico si rincorrono all'insegna del femminile in mirabile equilibrio." (Andrea Martini, 'Nazione - Carlino- Giorno')

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