Ponte delle spie loc.

Il ponte delle spie

Candidato a 6 Oscar
Miglior Attore non Protagonista Mark Rylance

orario particolare
LUNedì ORE 16:30 - 19:00 - 21:30 
MARtedì ORE 16:00 - 18:30 - 21:00

Sala:

Regia: Steven Spielberg

Durata: 140'

Genere: Thriller, spionaggio, storico, drammatico

Cast: Tom Hanks, Mark Rylance, Amy Ryan, Sebastian Koch, Alan Alda

Trailer: https://goo.gl/fSwB6b

TRAMA
Anni Cinquanta, al culmine delle tensioni fra USA e URSS. L’FBI arresta Rudolf Abel, un agente sovietico che vive a New York.(...) L’avvocato Donovan, un legale assicurativo di Brooklyn è scelto per difenderlo. Donovan, un ex procuratore dei processi di Norimberga, non intende farsi coinvolgere in un caso che potrebbe renderlo impopolare ma alla fine accetta di rappresentare Abel, proprio perché desidera che questi riceva un processo equo, a prescindere dalla sua cittadinanza. Mentre prepara la sua strategia di difesa, nasce la possibilità di uno scambio di prigionieri con un pilota catturato a Berlino e Donovan è scelto per la trattativa.

CRITICA
“’Il ponte delle spie’ comincia e finisce con due momenti di suspance, racchiuso tra un frenetico inseguimento alla Hitchcock tra le strade di New York e il momento dello scambio sul ponte di  Glienicke, poi ribattezzato ‘il ponte delle spie’, messo in scena come un vero e proprio duello western (nella neve, come il prossimo western di Tarantino). Spielberg utilizza la più classica e solida delle forme cinematografiche per tornare a riflettere sulla grande Storia, come già in  ‘L’impero del sole’, ‘Schindler’s List’, ‘Il soldato Ryan’, ‘Amistad’, ‘Munich’, ‘War Horse’ e ‘Lincoln’, (...) L’obiettivo del regista non è solo rievocare un difficile momento storico rendendo omaggio ai racconti di suo padre che in Russia durante la Guerra Fredda vide i resti dell’aereo di Powell esposti sulla Piazza Rossa. Il vero scopo del suo cinema negli ultimi anni è quello di aprire con il pubblico un dibattito sul presente, e questa volta sotto la lente ci sono anche gli errori della politica estera americana e di quella di Putin, i passi falsi e anticostituzionali fatti in nome della guerra al terrorismo, la cultura della paura e del sospetto. (...) Oltre ai fatti, Spielberg, che usa la pellicola per ottenere il look da film noir anni Quaranta, ricostruisce magistralmente le atmosfere di quegli anni, rende palpabile l’aria malsana che si respirava a Berlino, restituisce luci e colori, stoffe e arredi dei tristi uffici della Germania dell’Est, le sabbie mobili in cui si arenava la diplomazia, gli ingarbugliamenti della politica, i grossolani trucchi per ingannare gli avversari. E se l’attore teatrale Mark Rylance offre una straordinaria performance nei panni della spia venuta dal freddo, Tom Hanks, per la quarta volta diretto dall’amico Steven, raccoglie con il suo Donovan l’eredità dei personaggi interpretati da James Stewart e Cary Grant..” (Alessandra De Luca, ‘Avvenire’)
“È un magnifico classico ‘Il ponte delle spie’, e pazienza se alcuni considerano riduttivo il termine, ce ne fa remo una ragione. Classico nel senso che si iscrive nel filone hollywoodiano del dramma di guerra; classico nell’impianto della storia basata su fatti veri; classico nello stile ispirato al cinema Anni 40/50: e però, lungi dall’essere di maniera, il classicismo di Steven Spielberg è sempre una magistrale forma di re-invenzione a forte impatto emotivo. (...).” (Alessandra Levantesi Kezich, ‘La Stampa’)

“Sulla scia del magnifico ‘Lincoln’ (2012), Spielberg prosegue il suo percorso sulla ‘parola’ che si fa gesto, attingendo dalla Storia del suo Paese anticorpi di vitale attualità. Una pellicola di potenza straordinaria, scritta mirabilmente dai fratelli Coen e Matt Charman, che conferma l’immensità profetica di un grande cineasta in stato di grazia. Da non perdere.” (Anna Maria Pasetti, ‘Il Fatto Quotidiano)

“Spy story, court-movie, melodramma e film d’azione sono dosati in miscela a volte prodigiosa nell’avventura logica e deterministica di un eroe calmo e trascinante, non inferiore al Navaroski di ‘The Terminal’ o al tenace Schindler. Cinema&vita. Dopo il quadro della nascita di una nazione, pervaso di tetra guerra e sacrificio, nel bellissimo ‘Lincoln’, il più virale e cinefilo degli autori americani ci porta nel congegno strategico della difesa di una nazione, che prevede prima di tutto la difesa dei diritti, della giustizia, dell’umanesimo a cui si ispira. Nel disegno implicito c’è un clamoroso richiamo alla perdita attuale di questi valori. Il rispetto reciproco tra Donovan e Abel è un monito al nostro tempo. Hanks infallibile.” (‘Nazione - Carlino - Giorno’)