Il caso spotlight loc

Il caso spotlight

vincitore oscar 2016 Miglior film, miglior sceneggiatura originale

orario particolare
LUN 30 ORE 16:30 - 19:00 - 21:15 
MAR 31 ORE 16:15 - 18:30 - 20:45

Sala:

Regia: Thomas McCarthy

Durata: 128'

Genere: Thriller, drammatico, storico

Cast: Mark Ruffalo, Michael Keaton, Rachel McAdams, Liev Schreiber, Stanley Tucci

Trailer: https://goo.gl/GAJWcF

TRAMA
Basato su fatti realmente accaduti è la storia del team del “Boston Globe”, gli “Spotlight”, che ha svelato la complicità della Chiesa negli abusi sui minori.(...) Consapevoli delle conseguenze, il caporedattore di “Spotlight” e i suoi giornalisti iniziano a lavorare attraverso colloqui con l’avvocato delle vittime, interviste ad adulti che sono stati molestati da bambini e il rilascio dei casellari giudiziari sigillati. Ben presto diventa evidente quanto la protezione dei sacerdoti da parte della Chiesa sia più ampia del previsto. Nonostante la resistenza della chiesa, nel 2002 il “Globe” pubblica l’inchiesta, con un coinvolgimento anche internazionale.

CRITICA
“Bel film d’impatto morale: ricalca i fatti, fa tifare le coscienze, senza generalizzare né i meriti né le colpe, ma dando la giusta parte di vergogna alla casta degli avvocati speculatori. Tom McCarthy vince con un magnifico cast (...).” (Maurizio Porro, ‘Corriere della Sera’)

“Versione per lo schermo di un’inchiesta che ricevette il Pulitzer, ‘Il caso Spotlight’ è un film che andrebbe mostrato nelle scuole di giornalismo. Di regola, il cinema ha fatto dei reporter o degli eroi, oppure dei bastardi da prendere con le molle; mai, o quasi (con la parziale eccezione di ‘Tutti gli uomini del Presidente’), ci ha mostrato come debba svolgersi un’inchiesta giornalistica. Lo fa qui. I reporter bussano alle porte delle vittime, esaminano ponderosi dossier negli archivi e nelle biblioteche, stanno costantemente attaccati al telefono. Perché è in questo che consiste il giornalismo investigativo: accendere il riflettore sulle zone d’ombra, ‘unire i punti’ in apparenza dispersi per far venire fuori la figura intera. (...) Però ‘Spotlight’ ha anche altri meriti. Se pure si astiene dalla retorica del giornalista eroico che fa trionfare la giustizia contro tutto e contro tutti, non per questo è privo di emozioni, di ritmo o di efficacia drammatica. Al contrario. Tom McCarthy lo mette in scena come un suspenser, se non addirittura come un thriller; tanto da farci appassionare a una vicenda di cui conosciamo già in partenza la fine, innescando l’empatia dello spettatore e dandogli la sensazione di far parte, anche lui, del gruppo investigativo. È perfino banale affermare che, a questo risultato, contribuisce in maniera determinante un cast d’eccellenza (...).” (Roberto Nepoti, ‘La Repubblica’)

“Un caso che scotta. Un giornalista o un gruppo di giornalisti che indaga tra pericoli e depistaggi. Una città (una nazione) che scopre il marcio dietro le apparenze. Quanti film simili abbiamo visto? Negli anni d’oro di Hollywood, che furono anche gli anni d’oro della carta stampata, l’eroico reporter era una figura così popolare che il filone ha prodotto volumi, retrospettive e battute ancora celebri come «È la stampa, bellezza, e tu non puoi farci niente» (Humphrey Bogart, ‘L’ultima minaccia’, 1952). ‘Il caso Spotlight’ di Thomas McCarthy, attore-regista da tenere d’occhio per la trasparenza dello stile, aggiorna il genere portandovi una dimensione nuova. Il dubbio, le discussioni,
la circospezione, che non significa noia, con cui procedono quei giornalisti del ‘Boston Globe’ (...). Non è fantasia, è tutto autentico. E autentica e sfaccettata, in questo gran bel film, è la ricostruzione della lunga inchiesta che portò al risultato finale. Non una marcia trionfale, perché il giornalismo investigativo, oggi a rischio di estinzione, è una tessitura lenta e minuziosa. Ma una complessa partita di scacchi giocata dai cronisti su più fronti. (...) La forza della sceneggiatura e la bravura fenomenale degli attori fa il resto. Con l’aria (e il cinema) che tira, un formidabile antidoto
al nichilismo e al populismo dilaganti. E scusate se è poco.” (Fabio Ferzetti, ‘Il Messaggero’)

“Piacerà ai nostalgici del grande vecchio cinema civile americano, quello dei reporters ‘crusaders’, i giornalisti crociati che andavano avanti senza guardar in faccia nessuno. E a coloro che rimpiangono il cinema manicheo d’antan coi suoi «buoni» indubbiamente buoni, e i suoi cattivi sicuramente fetenti anche se porporati. Questa full immersion nello schermo perduto va a bersaglio perché il regista Tom McCarthy ha potuto usufruire di una sceneggiatura (firmata Josh Singer) scritta da Dio (...). Perché i personaggi son tutti colleghi coi quali ogni giornalista (e non solo) vorrebbe identificarsi. Proprio perché non super, perché fallibili a ogni passo...” (Giorgio
Carbone, ‘Libero’)