Forza maggiore locandina

Forza Maggiore

Lun 9 ore 17:00 - 19:00 - 21:00
Mar 10 ore 16:30 - 18:30 - 20:30

Sala:

Regia: Ruben Östlund

Durata: 118'

Genere: Drammatico

Cast: Johannes Bah Kuhnke (Johannes Kuhnke), Lisa Loven Kongsli, Clara Wettergren, Vincent Wettergren, Kristofer Hivju, Fanni Metelius

Trailer: http://bit.ly/1EwaM1p

TRAMA

Durante una settimana bianca in Francia, una famiglia svedese sta pranzando in un ristorante quando una valanga "controllata" sembra sul punto di investire i villeggianti. Preso dal panico, il padre scappa, piantando in asso la moglie e entrambi i figli. L'incidente non avrà luogo, ma porterà a galla conflitti da sempre nascosti e per tutta la famiglia niente sarà più come prima.

 

CRITICA

"(...) non è un film catastrofico quello premiato e insinuante del 40enne svedese Ruben Östlund. (...) Questa bellissima commedia umana che inizia in flash da primo giorno di crociera e finisce in geniale metafora on the road, aperta sull'infinito, ha una potenza espressiva incontrollabile, una valanga di emozioni sotterranee, sentimenti inespressi, con stile moderno che riguarda tutti e nessuno e osserva da scienziato la seduzione della bugia e la capacità di negare la codardia. Arrivato al cinema con passione per sci e video, l'autore salda il debito filmando impeccabile e cinico rarefatta aria di montagna e paura dei sensi. La ricca documentazione sulla psicologia degli scampati a catastrofi, ossigena un racconto non sociologico ma interiore, che dimostra la vacuità delle istituzioni affettive e la falsa confidenza tra coppie che coccolano le incomprensioni: nessuno si conosce più. Non pensate a un film intimidatorio: il dramma è stemperato nella vita, nelle sciate fuori pista, fino alla catarsi finale che ci ripete ancora, ne fosse bisogno, che è infelice la terra che ha ancora bisogno di eroi anche con gli sci." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera')
"Problema serio, svolgimento leggero: classe 1974, il regista e sceneggiatore svedese Ruben Östlund sceglie l'ironia e ci porta a spasso con 'Forza maggiore', il lato oscuro delle famiglie componibili Ikea, un 'dramedy' come non si vedeva da parecchio. Sentimentale e comico, scanzonato e spietato, offre splendide immagini alpine, contrappunti sonori thriller e l'insostenibile leggerezza dell'istinto di sopravvivenza: salvare la pelle o la coppia? Unico neo la durata eccessiva, è consigliatissimo a tutti, specialmente agli sceneggiatori abulici del cinemino nostro: una valanga, pardon, una risata li seppellirà." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano')

"(...) un «dramma esistenziale», centrato su interrogativi raggelanti, che riguardano l'istinto di sopravvivenza, il ruolo del capofamiglia nella società contemporanea, i comportamenti assunti dalle persone in situazioni di grave pericolo (...). L'illuminante parabola di 'Forza maggiore' ricorda che anche l'uomo civilizzato deve fare i conti con gli istinti. E che, di norma, non si comporta affatto come nei «disaster movie» hollywoodiani»." (Fulvia Caprara, 'La Stampa')

 

"Piacerà a chi dall'epoca di 'Festen' s'è fatto la (giusta) idea che il cinema scandinavo le crisi familiari sa raccontarle come nessuno. Tanto più che il regista Östlund si rivela pure inventivo (le idilliache foto di gruppo alternate con le immagini del gruppo disgregato)." (Giorgio Carbone, 'Libero')

"'Forza maggiore' è davvero un bel film del quarantenne regista svedese Ruben Östlund (...). Ci riguarda tutti perché parla di come i ruoli di genere siano ormai immaginari, del prevalere dell'istinto primario di sopravvivenza sulle responsabilità verso gli altri, delle fratture spesso insanabili che si creano per l'incomprensione familiare, della solitudine dei bambini quando sentono frantumare la sicurezza vitale immaginando che i genitori si dividano. (...) Ebba (...) non è l'eroe che la società e lui stesso ancora pretendono siano gli uomini, che forse non lo sono mai stati e soprattutto non lo sono più oggi, in tempi di crisi della maschilità che non sempre riesce ad accettare la propria autentica fragilità umana e la perdita di potere sulle loro donne e la loro indipendenza." (Natalia Aspesi, 'La Repubblica')
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